Tecnostress al tempo del Covid

Lavorare da casa: ecco il Working From Home

In tempi di COVID sono aumentate sempre di più le persone che, per precauzione, oltre che per comodità, hanno cominciato a lavorare da casa in quello che viene definito dagli inglesi come WFH (Working From Home).

In Italia questa modalità di lavoro viene definita “Smart Working”.

Lo smart working in tempi di pandemia è diventato uno strumento molto importante dato che ha drasticamente diminuito la possibilità di contagio visto che è più difficile entrare in contatto con persone potenzialmente infette. Da un lato, però, ha contribuito a far aumentare uno dei rischi che fino ad oggi è stato fin troppo sottovalutato: il Tecnostress.

Lo stress, lo sappiamo tutti, è uno “stato di tensione continua che a lungo andare può causare danni sia fisici, sia psichici”. Il Tecnostress non è altro che una delle sottocategorie di stress che si occupa dell’analisi dei danni derivati dall’uso eccessivo o errato della tecnologia. Siamo nel 2020 e, rispetto al 2008, anno di entrata in vigore del D.Lgs. 81/08, la tecnologia ha fatto passi da gigante, ragion per cui il rischio inizialmente è stato sottovalutato ma oggi è più presente che mai e va analizzato. Vediamo quali sono le cause di Tecnostress più diffuse, tenendo sempre considerato che nel caso specifico stiamo parlando di WFH, ovvero lavoro da casa e non dall’ufficio in cui siamo abituati a lavorare:

  • Assenza di connessione internet o connessione debole
  • Computer obsoleto o lento
  • Mancanza di programmi adeguati
  • Postazione di lavoro non ergonomica o comunque scomoda
  • Utilizzo di dispositivi a schermi ridotti (smartphone, tablet o phablet)

Questi punti sono quelli più importanti. Quante volte ci è capitato, anche in tempi normali, di dover mandare una e-mail urgente ad un cliente ma la connessione non se la sentiva di collaborare? Quante volte ci siamo dimenticati di salvare un documento e il nostro computer si è spento di colpo facendoci perdere ore di lavoro? Quante volte ci siamo ritrovati con il mal di testa o con il mal di schiena dopo una giornata passata al computer? Quante volte ci ritroviamo le mani indolenzite a furia di utilizzare un dispositivo con schermo ridotto per mandare mail?

Tutte queste domande dovrebbero farci capire quanto sia importante, anche a casa, cercare, per quanto possibile, di ridurre al minimo i rischi da tecnostress ottimizzando il proprio tempo e i mezzi a propria disposizione.

  • Innanzitutto occorre fare un’analisi dettagliata di ciò che si ha a disposizione:
  • computer, tastiera, mouse, tablet, smartphone ecc.
  • postazioni di lavoro (tavolo, divano, scrivania ecc)
  • connessione (fibra, ADSL, onde radio, ecc)

La consapevolezza dei propri mezzi riduce il rischio di Tecnostress

  • Ottimizzare la postazione di lavoro.
  • Liberare quanto più spazio possibile attorno alla postazione di lavoro in modo da garantire un corretto movimento di mani e piedi;
  • Preferire sempre un tavolo ad un divano.
  • Utilizzare la sedia più comoda a disposizione.

Tutto sta nel conoscere le proprie abitudini e farle fruttare

  • Usare il dispositivo più consono per ciascuna operazione.
  • Il computer è la miglior scelta per ogni tipo di operazione;
  • Utilizzare smartphone o tablet solo se strettamente necessario.
  • Tra un desktop e un laptop prediligere sempre il desktop;
  • Ottimizzare la connessione:
  • Disconnettere o spegnere tutti i dispositivi inutili per ottimizzare al meglio la linea utilizzata per il WFH (elettrodomestici, console di giochi o televisori;
  • Se possibile, utilizzare una connessione diretta via cavo al posto di quella wi-fi;

Conoscere i limiti della propria connessione aiuta a capire quante operazioni effettuare online contemporaneamente.

Fermo restando che ognuno a casa propria non ha di certo i dispositivi che avrebbe lavorando in ufficio, queste semplici regole possono aiutare gli “smart workers” a ridurre al minimo il proprio Tecnostress.

Comments are closed.