COVID 19 e carne: è possibile la trasmissione?

Focolai di Covid 19 nei macelli: c’è il rischio contagio da carne?

Sempre più spesso durante i mesi estivi abbiamo sentito parlare da parte dei mass-media di focolai di Covid-19 sviluppatesi all’interno di macelli o stabilimenti di lavorazione della carne (laboratori di sezionamento, salumifici ecc.).
Sia in Italia che nel resto d’Europa (in particolar modo Germania) e nei paesi extra UE (USA) il fenomeno ha destato parecchia preoccupazione nei consumatori, allarmati dal fatto che carne, preparazioni e prodotti a base di carne potessero rappresentare un potenziale veicolo di contagio.
Analizziamo, pertanto, la situazione nel dettaglio.

Perché il nuovo Coronavirus si diffonde facilmente negli ambienti dove viene lavorata la carne?

La ragione principale di diffusione del Sars-CoV-2 all’interno degli stabilimenti di lavorazione carne, siano essi mattatoi o semplici laboratori, è legata alla tipologia dell’ambiente lavorativo.
Tendenzialmente parliamo di strutture a temperatura controllata (intorno ai 10-12°C), quindi freddi, con scarso ricambio d’aria, umidi e ove non è possibile mantenere un adeguato distanziamento sociale.
A questo si aggiunge che la manodopera impegnata è spesso costituita da lavoratori stranieri assunti attraverso subappalti e cooperative che svolge turni di lavoro di molte ore al giorno con stipendi bassi e alloggi sovraffollati.
Sono questi i fattori che hanno reso i macelli terreno fertile per l’esplosione di focolai di Covid-19, soprattutto in Germania. Condizioni che, però, si ritrovano in varia misura negli impianti di macellazione di tutta Europa, Italia compresa. Lo rivela un rapporto della Federazione europea dei sindacati dei settori alimentari, agricoltura e turismo (Effat), che ha proposto alla Commissione europea un’urgente azione a tutela dei lavoratori dell’industria della carne di tutti i paesi europei.
C’è un altro fattore che può aver contribuito a far precipitare la situazione sanitaria in molti macelli: le condizioni di impiego estremamente precarie e i contratti che danno scarsi livelli di protezione per questi dipendenti. Simili condizioni possono aver indotto alcuni lavoratori con sintomi riconducibili al Covid-19 a non auto-segnalarsi, per timore di non arrivare alla fine del mese solo con l’indennità di malattia (in alcuni casi molto bassa) o addirittura di perdere il lavoro.
Molti paesi, come l’Italia, hanno imposto misure per contenere il contagio sui luoghi di lavoro, come la misurazione della temperatura dei dipendenti, un rinforzo delle pratiche igieniche, la rimodulazione dei turni e l’installazione di barriere divisorie tra le postazioni. Tuttavia alcuni dei fattori denunciati dall’Effat, ad esempio gli alloggi per lavoratori stranieri sovraffollati e la precarietà, ne hanno minato l’efficacia.

La diffusione del virus fra i lavoratori del settore può rappresentare un pericolo per la carne?

In via puramente teorica la contaminazione della carne è possibile nel momento della macellazione o durante le fasi di lavorazione e taglio, tuttavia non risulta alcun caso di contagio da Sars-CoV-2 attraverso il consumo o il contatto diretto con prodotti di origine animale
In base alle attuali conoscenze, maiali, polli e altri animali da carne non si infettano e, di conseguenza, non possono contagiare l’uomo attraverso la catena alimentare diretta. Inoltre, il coronavirus non si riproduce nella carne: per farlo necessita di un ospite vivo, con cellule vitali e funzionanti in grado di assicurarne la replicazione.
Le carne e qualsiasi altro substrato alimentare non sono quindi ambienti idonei alla replicazione virale e difficilmente possono rappresentare veicolo di contagio, poiché il virus su una matrice alimentare sopravvive da pochi minuti fino al massimo di poche ore. La cottura dell’alimento, inoltre, uccide il virus completamente riducendo ulteriormente il rischio di contagio.

Cosa dice l’OMS in proposito?

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) sostiene che al momento non ci siano evidenze della trasmissione del coronavirus attraverso il cibo, tuttavia, considerando che le nostre conoscenze sul nuovo virus sono ancora limitate, l’OMS ha pubblicato una serie di raccomandazioni precauzionali per la preparazione e il consumo dei cibi:

  1. Lavare sempre le mani prima di cucinare e dopo aver toccato cibi crudi
  2. Carne cruda, latte o frattaglie animali devono essere maneggiati con cura per evitare il pericolo di contaminazioni crociate, seguendo le comuni buone pratiche di sicurezza alimentare.

Si ricorda ai consumatori che i controlli dell’Autorità Sanitaria, sia nella fase di produzione degli alimenti (ad esempio, durante la macellazione) sia nella filiera agroalimentare e zootecnica, sono servizi indifferibili e continueranno ad esserci per consentire a tutti di acquistare e consumare prodotti alimentari sicuri.

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